- What are you eating?
- Focaccia [la chiamano cosi' anche qui]
- Bread?
- No, focaccia
- But it seems bread
- No, it's focaccia
- Focaccia bread?
- No, just focaccia. Look... why don't you try?
- Mmm...yeah...It's bread
- Ok whatever
Nota a margine: ieri si e' ripetuta la stessa scena al contrario.
Ero io che chiedevo cosa stava mangiando e il navigato gastronomo cosi' rispondeva.
- Noki
- Japanese?
- No, it's like potato pasta
- Gnocchi?!
- Noki!
- Ok whatever
giovedì 15 maggio 2008
incomunicabilita' e frustrazione
mercoledì 14 maggio 2008
del calcio e dei piccoli alienati, si fa per dire
Non sono una grande estimatrice dello sport nazionale, tutt'altro, ma credo di avere appena trovato il primo lato veramente positivo a livello sociale del calcio.
A scuola qui, quando portiamo i bambini a giocare con la palla ognuno deve avere la sua palla altrimenti e' un disastro. Non capiscono che e' molto piu' bello passarsela e giocare insieme, no. In teoria dovresti proprio spiegarglielo e poi osservare le espressioni stranite sulle loro faccette. Cosi' lasci perdere (perche' certe cose non si spiegano...) e te ne stai li' a guardare tutti questi bambinetti che giocano e corrono ognuno con la sua palla personale in mano.
A me fa sempre un po' impressione questa cosa qui.
In Italia invece, ai bambini anche piccoli come quelli della mia classe, viene naturale pensare che ci si puo' divertire di piu' condividendo la stessa palla, e alla fine e' anche un po' merito del calcio forse.
Il cortile, la palla e si va avanti per ore, in fondo e' uno sport semplicissimo.
martedì 13 maggio 2008
quando e' troppo
Certe volte e' davvero troppo. La vita ti si rovescia addosso nel bene come nel male con una tale forza che non puoi fare altro che chiuderti in te stesso e cercare di trovare il bandolo di quel groviglio di emozioni che ti impedisce di ragionare e andare avanti. O anche solo di scrivere una riga. Quel groviglio da cui facilmente puo' uscire una lacrima di gioia o dolore, ma per ora mai nulla di sensato, nulla che faccia parte delle cose che conosci. E' un groviglio che ti fa aggrovigliare su te stesso e sulle risposte che nessuno ti puo' dare.
domenica 11 maggio 2008
follia (dei rapporti uomo - donna)
- Tu sei completamente matta!
- Io non sono matta!
- Beh, in effetti, tutto sommato possiamo dire che sei un 40 % matta...
- Sai che ti dico? Un po' di follia ci vuole nella vita, io trovo che sia assolutamente sano.
- Certo, il 40 % non e' male. Per essere una donna.
giovedì 8 maggio 2008
la modestia e il pensiero positivo sempre
Noto che spesso i miei studenti americani di italiano pensano di essere a un certo livello e poi invece mi accorgo che sono a un altro molto piu' basso. Cosi' anche nella vita di tutti i giorni, non so quante volte soprattutto quando il mio inglese era pessimo, mi e' capitato di sentire persone che dicevano di parlare spagnolo e poi quando felice cambiavo lingua si giustificavano imbarazzate dicendo che l'avevano studiato a scuola ed era da tanto che non lo parlavano. Ovviamente in inglese.
Insomma, pensavo che generalmente noi italiani invece siamo piu' modesti. Diciamo sempre di non palare una parola di inglese e invece poi cinque minuti dopo facciamo discorsi sui massimi sistemi lasciando l'interlocutore a bocca aperta.
Non so se questa degli americani sia superbia o solo un'altra manifestazione del loro ottimismo a dispetto di tutto.
mercoledì 7 maggio 2008
il sapore del cappero
Spesso dall'altra parte del mondo, le cose piu' semplici del tuo vecchio quotidiano ti sono precluse, cosi' quando hai la fortuna di ritrovarle, magari per caso, finisci per apprezzarle come non avevi mai fatto prima. Questo succede un po' con tutto: musica, film, libri, ma soprattutto con i profumi e il cibo.
Ci sono delle cose che solo chi e' lontano da casa avverte.
O almeno immagino che sia cosi' perche' prima io non le avvertivo.
Il cappero, per esempio. A me non e' mai piaciuto il cappero, ma a casa mia e' sempre stato molto usato. Ogni volta mi toccava accantonarlo con cura in un angolino del piatto. Il sapore pero', evidentemente e' rimasto nella memoria.
Qualche giorno fa al supermercato mi sono imbattuta in un vasetto di capperi e, avendo amici italiani a cena, l'ho comprato soddisfatta. Anche a loro ha fatto piacere: qui i capperi sono una cosa piuttosto speciale, un po' esotica direi.
Non ne ho assaggiato nemmeno uno, ma mi e' bastato il profumo. Quando ho aperto il vasetto, in un attimo mi sono ritrovata in Salento.
Era un'altra sera delle mie infinite estati passate e passeggiavo per le stradine del centro storico di Lecce dove le piante di capperi crescono fra le fessure dei palazzi barocchi. Pensavo. Poi respiravo ancora piu' a fondo e mi ritrovavo improvvisamente in campagna. La nonna Cosimina passava ore, o almeno questa era la mia percezione, a raccogliere i capperi da un grosso cespuglio selvatico. Quando aveva finito se li metteva nel grembiule e si dirigeva verso casa. La ricordo sempre ricurva e con tutti i capelli bianchi e la "retina" per tenerli a posto.
Avevo dimenticato tutte queste cose e soprattutto quanto siano belli e profumati i fiori dei capperi.
I capperi. Chi l'avrebbe mai detto? Li ho sempre odiati io i capperi, o almeno cosi' credevo.
Per abitudine, per incapacita' di apprezzare quello che era a portata di mano e ora non lo e' piu'.
Mi viene da pensare che le cose piccole forse sono le uniche che contano veramente, quelle che poco alla volta scavano un solco dentro l'anima. E ti rendono la persona che sei.
lunedì 5 maggio 2008
come un film
Vivendo qui, ancora oggi dopo un anno e mezzo, ogni tanto mi sento un po' come in un set cinematografico.
Ma voi, se la vostra vita potesse essere come un film, che film vorreste che fosse?
domenica 4 maggio 2008
una vacanza dai rincari sulla benzina
Ultimamente la questione al centro della campagna elettorale dei candidati democratici e' la politica economica. I due hanno manifestato in queste ultime settimane posizioni molto distanti. In particolar modo sul problema del prezzo della benzina. Hillary Clinton, come anche John McCain, propone una gas tax holiday, cioe' propone di non far pagare le tasse sulla bezina durante l'estate per far scendere i prezzi e dare respiro ai consumatori. Obama invece, e' fortemente contro questa misura. Ho ascoltato stamattina nel corso di due bei programmi (Meet the press e This week) entrambe le posizioni esposte dai candidati in persona e devo dire e' Obama quello che mi ha convinto. Spiegava che la sua decisione di non appoggiare questa misura e' dovuta all'esperienza. Spiegava che tento' qualcosa di simile in Illinois e che per tutta risposta le compagnie petrolifere aumentarono il prezzo della benzina, quindi i consumatori non ebbero nessun beneficio. Ora, forte dell'esperienza passata, non ha intenzione di ripetere lo stesso errore sebbene veda il disappunto della gente.
Si' perche' dovete tenere presente che qui la benzina in questi giorni costa circa $3.50 al gallone. Non sono brava in matematica ma, piu' o meno credo 75 cent. al litro (correggetemi pure se sbaglio). Considerate che quando io sono arrivata qui nel 2006 costava meno di un dollaro in meno e continua ad aumentare ogni settimana. La gente non parla d'altro. Per questo la proposta di Hillary mi sembra fortemente populista. Incalzata a fare il nome di almeno un economista che approvasse questa gas-tax holiday l'ho vista fortemente in imbarazzo e sostanzialmente incapace di rispondere. Obama invece, ha spiegato molto tranquillamente come non solo una sospensione temporanea della tassa sulla benzina non porterebbe vantaggi significativi a nessuno (se anche funzionasse si calcola che il risparmio potrebbe essere di circa 50 dollari nell'arco dell'estate), ma potrebbe addirittura bruciare posti di lavoro sottraendo denaro destinato alla costruzione di nuove infrastrutture.
Insomma, a me sembra che la posizione di Obama sia l'unica veramente sensata. Investire per la ricerca di risorse alternative, non dare un contentino che alla fine in realta' non risolve nulla.
Ci vuole coraggio a mettersi contro gli umori della gente, ma e' questo che un buon politico dovrebbe fare, no?
Spero che venga capito.
Se vi interessa la questione vi segnalo due articoli che parlano di questo argomento questo e questo.
venerdì 2 maggio 2008
la fame
Oggi volevo scrivere della condizione della donna nella societa' contemporanea.
O al limite di quel tizio che proprio qui vicino ha cercato di incassare in banca un assegno da 360 miliardi di dollari e quando lo hanno scoperto ha detto che glielo aveva dato la suocera. Dovrei guardarlo un po' piu' spesso il telegiornale locale, e' uno spasso.
Ma poi stamattina e' successa una cosa all'asilo a cui non riesco a smettere di pensare.
Da qualche settimana e' arrivato in classe un bimbo nuovo. Malgrado sia poco piu' giovane degli altri sembra molto piu' piccolo. Ha difficolta' a controllare i suoi movimenti, a impugnare le forbici o anche solo a stare seduto sulla sedia per un paio di secondi di fila. Crea diversi problemi in classe, ma gli abbiamo subito voluto tutti moltissimo bene. A suo modo ci prova anche a stare al passo con gli altri. Non sappiamo molto di lui, tranne che e' stato adottato in Guatemala quando aveva 10 mesi. Io ho notato che ha una grossa cicatrice sulla gamba. Quello che colpisce di lui e' che e' sempre felice. Felice. Ha la gioia negli occhi ed e' entusiasta di essere a scuola qualunque cosa si faccia. Non fa altro che cercare il nostro contatto per rubare una carezza o un abbraccio. L'insegnante di ginnastica non riesce nemmeno a fare lezione perche' appena si sdraia per fare gli esercizi lui le salta letteralmente addosso. Sembra sempre affamato pero'. L'unico motivo per cui piange e' il rifiuto di dargli dell'altro cibo. Mangia come se si fosse dimenticato di avere appena mangiato, mangia in maniera compulsiva, e' impressionante.
Oggi ha mangiato tutto perfino i broccoli bolliti e ha anche leccato il piatto, e' stato complicato toglierglielo di bocca. E cosi' ho riportato l'accaduto a Ms. Whorton per capire come dovessi comportarmi perche' io non ho molta esperienza. Ecco, la spiegazione che mi ha dato mi ha lasciato senza parole. Lei pensa che probabilmente nell'orfanotrofio in cui si trovava abbia sofferto la fame e gli sia rimasto questo trauma. Ho obbiettato che ha lasciato quel posto quando aveva solo 10 mesi e lei mi ha detto che non c'e' nulla di strano, che i bambini hanno un fortissimo istinto di sopravvivenza per fortuna e che imparano subito a lottare per il cibo.
Questa cosa mi ha scioccato. Lo so che rischio di essere banale, ma non ci si pensa mai alla fame, al fatto che ci sono bambini che davvero muoiono di fame e non e' un modo di dire, finche' non se ne incontra uno.
Che la fame fosse qualcosa di indimenticabile lo avevo intuito solo guardando la mia nonna in cucina. Ancora oggi le sue polpette, le migliori per altro, sono tutto pan grattato e pochissima carne.
giovedì 1 maggio 2008
30 ed e' sempre piu' crisi
Io saro' anche in crisi per l'imminente compleanno e come dite saggiamente tutti quanti senza motivo, ma per la prima volta qualcuno mi ha detto sembri piu' giovane con questo nuovo taglio di capelli. Ma vi rendete conto?!
-Sembri piu' giovane?! Io?! No, forse non hai capito io sono giovane, ma pensa te.
Va bene confesso, in realta' ho detto solo grazie.
mercoledì 30 aprile 2008
mai fidarsi del poeta
Ricordo che a sedici anni un mezzo fidanzatino un po' piu' grande di me mi riempiva di poesie e faceva tutto il tenebroso, non duro' nulla. Poi (mi pare a un karaoke) ho scoperto che scopiazzava tutto. Ma anche che ne so da Gianni Morandi. Una delusione. Poi le cose non sono andate per niente meglio con un poeta vero anni dopo. Pero' per lo meno nonostante come siano andate le cose fra noi, posso rileggere qualcosa che e' stato scritto per me e che e' bello e rimane tale a prescindere da tutto.
Chissa' se scopiazzava anche lui.
p.s. Da un commento a Limine
martedì 29 aprile 2008
il mio piu' grande problema nella vita
- Secondo te qual e' il mio piu' grande problema nella vita?
- Non mi sembra che tu abbia problemi.
- Dai, sul serio, sono in crisi.
- Gia' e' vero. Il fatto che pensi sempre di avere qualche problema.
lunedì 28 aprile 2008
vite parallele
Saluto un amico quando sento una voce alle mie spalle Are you from Europe?
Mi volto e vedo una ragazza con un bellissimo sorriso, capelli lunghi e occhi scuri, incinta, molto incinta penso io stupidamente. E' Maya, mi racconta che e' arrivata a Dallas dall'Israele un anno fa. Che il mio accento le ha ricordato qualcuno che conosceva per questo mi ha chiesto e cominciamo a chiaccherare. Fitto fitto. Una conversazione piacevolissima e rara, di quelle in cui ci si sente subito in sintonia, in cui davvero ci si specchia nelle parole dell'altro pur senza conoscerlo. Mi dice le sue impressioni su questo paese, che poi sono piuttosto simili alle mie. Mi dice che il bambino nascera' fra due settimane e che in un anno la sua vita e' cambiata completamente, che non era mai stata qui prima di trasferircisi con Adi e che e' capitata l'occasione e l'hanno presa al volo. Abbassa lo sguardo Sai purtroppo nel mio paese non e' semplice. Dice che le manca la famiglia, ma a me sembra felice. Ripete che ci sono stati tanti cambiamenti, ma tutti positivi e sembra soprattutto grata per tutto quello che le sta succedendo. Un po' come mi sento io, che non scappo da un paese in guerra e non ho deciso di venire qui dall'oggi all'indomani, ma in un certo senso sono grata come lei di avere l'opportunita' di provare uno stile di vita diverso. Di essere tornata finalmente a pensare al futuro perche' davvero cominciavo a non riuscirci piu' sovrastata dalle contingenze della mia vita italiana. Da quando sono qui mi e' capitato di conoscere diverse persone in situazioni simili alla mia e ogni volta mi e' piaciuto confrontarmi, chiedere, rispondere, ma solo raramente ho sentito questa connessione, questa sensazione profonda di sapere davvero di cosa sta parlando l'altra persona.
E' bello pensare che chissa' dove nel mondo oppure proprio accanto a te, c'e' qualcuno che sta vivendo una vita diversissima, ma che scorre parallela alla tua, che si sente piu' o meno come te, che in quel momento anche senza conoscerti ti puo' capire meglio di chiunque altro. E' una cosa che aiuta, che fa sentire meno soli.
Adi mi ha spiegato l'origine del mio nome in ebraico, una bellissima spiegazione. Qui nessuno sa nemmeno pronunciarlo il mio nome. Poi mi ha raccontato che ha imparato a fare una pizza fenomenale e Maya l'ha guardato di traverso she's Italian e io gli ho spiegato che non tutti gli italiani sanno fare la pizza, che pero' sappiamo sempre come mangiarla.
Spero di rivederli.
sabato 26 aprile 2008
tu sei come un libro aperto
- Tu invece sei come un libro chiuso a chiave. E comunque scritto in russo.
venerdì 25 aprile 2008
ma davvero in italia...
- Ma davvero in Italia non avete i tornado e i serpenti e i ragni velenosi e gli uragani?!
- E nemmeno gli alligatori e le formiche del fuoco.
- Ma allora e' un paradiso!
mercoledì 23 aprile 2008
a me mi piace
Ormai sapete quanto sia imbranata quando si tratta di catene blogosferiche, ma nonostante tutto continuate a passarmele. Quindi questa volta, invitata da ben tre carissimi blogamici Dancin'fool, Valeria Scrive e Claudio di Vive l'amour, mi sembra giusto cedere alla tentazione di lasciarmi incatenare anch'io. Piu' che altro perche' e' semplice e non compromettente, bisogna solo dire le sei cose che piu' ci piace fare.
1. Vivere con Mr. Johnson, sempre 24/7. Tranne quando dice che sposto le cose e non mi ricordo piu' dove le ho messe. Perche' si sappia: non e' vero, quello e' lui.
2. Viaggiare!! Sempre e soprattutto con lo stracitato Mr. Johnson, che'
secondo me i viaggi migliori si fanno in due. Quando si e' in troppi bisogna sempre rinunciare a una parte dei propri programmi per accontentare gli altri. E poi si diventa chiassosi. A me piace esplorare in punta di piedi per non disturbare.3. Mi piace stare in Salento per un mese d'estate e non pensare a niente.
E pensare a tutto.
Senza niente da fare tranne vivere.
4. Mi piace invitare gli amici a cena. E' sempre bello, ma con quelli che amano mangiare e bere di piu'.
5. Mi piace il primo sorso di birra. E un po' di tutto.
6. Mi piace contemplare, incantarmi davanti a qualcosa e fare andare la mente dove vuole. E poi qualche volta scriverne.
martedì 22 aprile 2008
cambiare o no. ma se e' inevitabile almeno accettarlo
Pensavo che rispetto a qualche anno fa tutto sommato sono migliorata come persona. Il mio metro personale e' il grado di felicita' o almeno di serenita' di oggi rispetto a ieri. Mi sento piu' a posto con me stessa e con gli altri, piu' indipendente, sempre inquieta d'accordo, ma meno tormentata in un certo senso. E di conseguenza mi sembra di poter offrire qualcosa di piu' anche a chi mi sta vicino, di essere piu' disponibile e tollerante. Tutto bene, insomma. Pero' quanto e' difficile ammetterlo! Si' perche' ammetterlo significa dirsi sei cambiata, sei veramente cambiata, ma sara' davvero un bene poi? E' che devo dire che la vecchia me non mi dispiaceva: nonostante tutti i casini, la conosco molto meglio, mi e' piu' familiare, non vorrei dimenticarla sul fondo di un armadio come un vecchio maglione infeltrito.
Questa nuova invece? Chi e'? Da dove viene? Dove mi portera'?
Accidenti.
E' sempre la crisi dei 30 anni.
Sta diventando un dramma.
E mancano ancora due mesi.
lunedì 21 aprile 2008
le vostre passioni inconfessabili
Devo dire che nei commenti al post precedente vi siete davvero sbizzarriti, cosi' come mi e' stato suggerito da Verde, ecco la vostra Play List di canzoni e cantanti inconfessabili. Alcune sono inconfessabilissime anche per me mentre su altre non sono molto d'accordo, ma e' normale.
Ne avete dimenticata qualcuna?
- George Michael
- Dance anni 70
- Popof
- Vattene amore di Mietta-Minghi
- "The look of love" degli ABC
- Pausini soprattutto "Baci che si rubano" e "Destinazione paradiso"
- "I don't feel like dancing" degli Scissor Sister
- Drops of Jupiter dei Train
- Craig David
- Tiziano Ferro
- Antonacci
- "Bisogna metterci la faccia" di Mario Venuti
- King of Convinience
- Rafaella Carra`
- R.E.M. "Shiny Happy People", "All the way to Reno" e "Leaving New York"
- "Angel" di Robbie Williams
- "Sally" cantata da Fiorella Mannoia
- "Word Up" nella versione di Mel B e Bitch della Etheridge
- Gli Stadio
- Ramazzotti
- "Eye in the sky" degli Alan Parsons Project
- "USA for Italy" degli Squallor
- "UFO Robot da Cucina" di Frank Tellina
- La sigla di Ken il Guerriero in versione integrale
- "Se telefonando" di Mina
- "Video kill the radio stars"
- "Africa" dei Toto
- Tozzi
- YMCA
- ABBA
- "Save The last dance"
- Raf
- Goo goo dolls, "Iris"
- "Mr. Jones" dei Counting Crows
- Jovanotti, "Ragazzo fortunato"
- "Meglio 'na canzone" di Silvio B. e Mariano Apicella
- "Slide along side" degli Shift
- "I will survive" di Gloria Gaynor
- "Serenata Rap" di Jovanotti
venerdì 18 aprile 2008
passioni inconfessabili
Ma voi non avete delle canzoni che adorate, pero' delle canzoni che magari non avete nell'iPod o su cd, ma quando le sentite vi scintillano gli occhi, anche se fate fatica ad ammetterlo perche' normalmente:
1. sono brutte
2. sono un po' insulse
3. sono di un cantante che odiate
4. sono completamente fuori moda?
E' venuto il momento dello sdoganamento. Coraggio, senza vergogna, nonsisamai vi ascolta :)
Ho studiato a fondo la questione in questi giorni e bisogna dire che ci sono due categorie principali di canzoni inconfessabili: quelle che ci rendono per un attimo felici e quelle che ci fanno piangere senza ritegno.
Per quanto riguarda la prima categoria, devo ammettere di avere da anni una passione insana per questa qui, Drops Of Jupiter dei Train. Se la passano alla radio canto, ovunque e comunque e mi dimentico di tutto, e' imbarazzante. Un'altra stupidissima che mi mette sempre di buon umore e' This Love dei Maroon Five. Loro sono pessimi, ma che ci posso fare! Poi c'e' l'ultima, Into the ocean dei Blue October che anche traducendola non ha veramente nessun senso, ma secondo me crea dipendenza, consultare il video con prudenza.
Per quanto riguarda la seconda categoria, assolutamente Quello che le donne non dicono di Fiorella Mannoia. Ma come si fa a non cantarla, magari quando sei in giro con le tue amiche dolcemente complicate sempre piu' emozionate? Fantastica. Poi ce n'e' una, You're Beautiful di James Blunt, che mi rattrista proprio con tutta questa storia di loro due che non avranno mai una possibilita' di conoscersi per colpa del destino cattivo, ma quella tristezza piacevole, non so se si capisce. E poi c'e' l'ultima, la meno confessabile, ebbene si'.
Un amico in piu' di Riccardo Cocciante. Sara' che la mia mamma lo ascoltava quando ero piccola e sono rimasta traumatizzata, non lo so, ma a me questa canzone (che non mi capita di sentire quasi mai per fortuna) e' una delle pochissime che mi fanno proprio piangere. E per di piu' fa piangere anche chi mi vede piangere, e' gia' successo, perche' pensandoci un momento tutti troviamo un motivo per piangere ascoltanto una canzone di Cocciante, o no?
E ora tocca a voi. Quali sono le vostre passioni inconfessabili?
Io, ormai lo sapete, non dico che dividerei una montagna, ma certamente andrei a piedi fino a Bologna.
Buon fine settimana!
giovedì 17 aprile 2008
proprio cosi'
- Sai cos'e'? Io penso che sia timido. Ma si', e' per questo che mi evita e non mi rivolge mai la parola, altrimenti come si spiega? Con gli altri spara una battuta al secondo...
- Ema - no offense - lo conosco bene e secondo me non ti parla perche' non gli sembri interessante.
- Ah.
mercoledì 16 aprile 2008
le conseguenze del tornado
La mattina dopo il tornado mi sono alzata come sempre prestissimo per andare al lavoro. E' difficile spiegare la sensazione. Ero ancora abbastanza agitata e non sapevo benissimo che notizie aspettarmi o che danni avrei visto in giro. Mi ha colpito, invece, la quiete dopo la tempesta. A parte qualche albero spezzato, tutto sembrava tranquillissimo, poco traffico. Tutti sembravano procedere con calma, il cielo era chiaro e l'aria limpida. Nessuno aveva dormito quella notte, eppure a scuola sembravamo tutti in ottima forma. Proprio la sera prima del tornado pensavo a quanto mi senta stanca in questo periodo, anche fisicamente e invece all'improvviso mi sentivo di nuovo a mille, tanto e' vero che dopo un sacco quel giorno sono andata a correre, dovevo in qualche modo usare tutta quell'energia che non mi faceva stare ferma un secondo. Sara' stata l'adrenalina o la forza della natura, la paura. Non lo so, non mi era mai capitato. Pero' dopo il tornado per alcune ore ho avvertito qualcosa di nuovo nell'aria.
martedì 15 aprile 2008
lunedì 14 aprile 2008
parliamo d'altro, va
Mentre continuo a fare del mio meglio per non pensare che domattina potrei svegliarmi con qualche strana notizia dall'Italia, rispondo alle vostre richieste di chiarimenti riguardo alla questione della casa, per lo meno per come la interpreto io qui in questa zona degli Stati Uniti.
Per noi italiani, la casa e' qualcosa di immobile ed eterno. Compriamo in genere una casa o al massimo due credo, nell'arco di tutta una vita e quella e' la nostra casa con la "C" maiuscola, un luogo che non e' solo fisico, ma soprattutto spirituale. Un luogo che parla di noi e della nostra vita e che viene caricato di significati profondi e non solo materiali. Non ci immaginiamo mai che qualcosa di male succeda alla nostra casa, anzi la casa e' vista come rifugio per eccellenza. In Italia normalmente, le case durano parecchio.
Qui in parte e' cosi', ma non completamente. La gente, nell'arco della vita, trasloca moltissime volte anche percorrendo grandi distanze e nessuno ci trova nulla di particolarmente drammatico. Si segue il lavoro. E' naturale, o almeno cosi' mi sembra di capire in base alle mie conoscenze, che si finisca per vendere la propria casa, magari anche nel giro di poco tempo e ricominciare tutto altrove. Vedo che qui in caso di disastri naturali, purtroppo abbastanza frequenti, la gente in genere non si strappa i capelli per la casa andata distrutta: si guarda intorno, vede che la propria famiglia sta bene e si rimbocca le maniche per ricostruire.
A me sembra un atteggiamento molto diverso dal nostro, dovuto sia a differenze naturali che culturali rispetto all'Italia. Io personalmente, ancora non riesco a sentire la mia casa qui, la prima che abbia mai avuto, con distacco. Per me ha tutto il valore sentimentale che avrebbe se fosse in Italia e l'altro giorno quando c'e' stato il tornado, ne ho avuto la conferma.
venerdì 11 aprile 2008
nonsisamai e il tornado di ieri notte
L'altroieri durante una tempesta, Mr. Johnson altrimenti detto Uomo Radar, mi aveva impedito di farmi una doccia perche' sosteneva che era pericoloso. Pare che se un fulmine colpisce una di quelle torri dell'acqua che ci sono qua e in quel momento sei sotto l'acqua, muori, ed e' gia' successo. Non e' che non gli credessi, ma pensavo fosse un eccesso di prudenza, anche un po' ridicolo se vogliamo. Venire colpiti da un fulmine a casa, una possibilita' quantomeno remota, dicevo. Ieri sera abbiamo avuto un'altra piccola discussione a riguardo. Il tempo era ancora brutto, ma non esageratamente e lui voleva tenere accesa la radio (una radio speciale che e' sempre sintonizzata sulle previsioni del tempo e che si accende automaticamente se si avvicina un tornado). Io mi sono opposta perche' non volevo essere svegliata nel cuore della notte per un falso allarme dal momento che li' per li' non sembrava ci fosse nessun pericolo. Per di piu' questa e' proprio la stagione dei tornado e ci sono violenti temporali mediamente un paio di volte alla settimana, ma di solito non succede nulla. Invece aveva ragione lui perche' un tornado in circostanze del genere si puo' formare nel giro di pochi istanti ed e' proprio quello che e' successo. Non so quante volte gli ho chiesto scusa per la mia superficialita'.
Siamo stati svegliati ieri notte alle tre e mezza dlla sirena della citta' che e' tipo quella che si sente nei film di guerra prima dei bombardamenti. Un piccolo tornado, cosi' lo chiamava qualcuno oggi, era vicinissimo a casa nostra. E' stata un'esperienza spaventosa. Ci siamo alzati immediatamente. Mancava l'elettricita', ma ci siamo vestiti in un secondo, ci siamo messi le scarpe, siamo andati a prendere i cani e ci siamo chiusi tutti nel bagno della camera da letto, che e' la nostra stanza piu' sicura in casi del genere (tutte le case hanno almeno una stanza 'sicura'). La cosa piu' agghiacciante era il rumore, roba che sbatteva sui vetri e poi fulmini e tuoni non in sequenza come nei temporali normali, ma in un continuo come se si sovrapponessero. Poi stare li' al buio con la radio che continuava a ripetere che era un'emergenza, di stare lontano dalle finestre e cercare un riparo. Io che, sembra assurdo, ma a causa del panico ho realizzato che mancava la luce solo quando si e' riaccesa da sola. La radio diceva che il vento soffiava a 70 miglia orarie e io pensavo che il limite in autostrada e' 60. Suppongo che siamo rimasti chiusi li' dentro solo per una decina di minuti, ma interminabili con la luce dei lampi che passava dalla piccola fessura sotto la porta.
Oggi tutti ovunque qui non parlavano d'altro. Si raccontava di una casa che e' stata spostata dal tornado di tre metri, proprio tutta la casa, storie di tornado.
Qui c'e' qualche foto se vi interessa. L'evento che definirei quasi miracoloso e' che, a parte molti danni, non c'e' stata nessuna vittima. E noi, fatta eccezione per un grosso ramo spezzato di uno degli altissimi alberi davanti a casa, non abbiamo avuto nessun problema, mentre c'e' un sacco di gente qui vicino che ancora e' senza corrente.
Insomma, e' stata un'esperienza incredibile, molto piu' dell'anno scorso, forse anche proprio perche' ora abbiamo una casa qui ed e' vero che bisognerebbe solo pensare a salvarsi la pelle, ma immaginare la propria casa distrutta da un tornado e' davvero al di sopra delle mie forze. Non come questi americani che gli crolla la casa e semplicemente la ricostruiscono, discorso lunghissimo anche questo dell'idea di 'casa' qui e in Italia, un'altra volta magari.
Pero' sono entusiasta. Innanzitutto perche' non e' successo nulla di grave e poi perche' ho scoperto una serie di cose fondamentali, come il concetto di quiete dopo la tempesta e un paio di altre cose che cerchero' di tenere a mente. Dopo ventiquattro ore, l'adrenalina e' ancora li' al pensiero, ma appena passa mi fermo un momento a riflettere su quello che ho imparato, potrebbe essermi molto utile dal momento che ora devo fare i conti tutti i giorni con la natura selvaggia di questo pazzo pazzo Texas.
giovedì 10 aprile 2008
sul serio
Ci sono un paio di persone che mi stavano piu' simpatiche quando non capivo tutto quello che dicevano.
mercoledì 9 aprile 2008
ingarbugliamoci
Vorrei ritornare sul post precedente perche' l'ho riletto e mi sembra di essermi spiegata maluccio riguardo alla frase "io ho piu' o meno sempre fatto cosi', me ne sono andata quando cominciava a girare male". Cosi' fuori contesto, rileggendola mi e' venuta in mente un'immagine tipo fuga dalla nave che affonda invece.
Io volevo dire che.
(Ci provo ma e' un casino)
La vita e' bella. Cioe' puo' essere bella, non dico felice e perfetta, ma bella si' e allora io mi sono sempre scelta di vivere, o almeno ci ho provato, cose belle sia nel lavoro che nella vita privata. Non solo cose che mi assicurassero un qualunque tornaconto o che pensassi potessero necessariamente durare per sempre, ma cose esteticamente interessanti, se cosi' si puo' dire. Quando mi sono accorta che queste cose cominciavano a non essere piu' belle, a essere squallide soprattutto, ogni volta che ho potuto me ne sono tirata fuori non per egoismo o opportunismo, ma per senso estetico, se mi passate l'espressione. E' in questo quadro che possiamo inserire anche la passione per gli addii di cui si chiaccherava qui una volta. Uccidono una parte di noi, ma ci tengono allo stesso tempo vivi e lontani dal lento stillicidio di certe relazioni.
Lasciare una situazione quando ancora non la odi, ma continua a emozionarti, e' doloroso, ma positivo se pensi che sia destinata a spegnersi lentamente. In questi casi poi, quando ci si guarda indietro non si pensa tanto di avere sofferto credo, ma di avere vissuto qualcosa di bello dall'inizio alla fine. Ovviamente pero', come si diceva, pare che a volte si debba rimanere no matter what.
Si capisce?
Boh.
Stanchezza, malinconia e abuso semi-criminale del termine "bello".
E' c'e' anche una tempesta fortissima stasera. Fulmini e saette. E antifurti impazziti. Semplicemente il Texas.
lunedì 7 aprile 2008
n.b. costanza non e' solo un nome proprio
Ammettiamolo: l'asilo mi ha stufato. E' stata un'avventura fantastica, ma sono finiti i tempi dell'entusiasmo, i lunedi' mattina in cui ero ansiosa di andare a vedere cosa sarebbe successo di nuovo. Di cose nuove ne succedono ogni giorno, ma per quanto mi riguarda il cerchio si e' chiuso. Missione compiuta. Attraverso il metodo della liberta' di Ms. Whorton, quei bimbi sono passati da piccoli selvaggi scalmanati a piccole persone in grado di scegliere molte cose da soli. Ho osservato e imparato tutto quello che potevo in ogni ambito, mi basta cosi'. E' che non sono una maestra, c'e' poco da fare. A me interessava vedere il processo, i frutti li lascio raccogliere volentieri a chi verra' dopo di me. Sono capitata li' per caso ed e' stato bello, ma ora vorrei solo salutare e andare a fare le cose che mi interessano adesso.
E soprattutto diciamolo: ho disperatamente voglia di tornare all'adult talking.
Ovviamente non posso, c'e' un contratto e una parola data, e lo so che e' giusto cosi', ma oggi sono di malumore perche' sono un'impaziente e quando mi stanco di una cosa vorrei solo passare alla successiva.
Dice che ci vuole costanza nella vita, ma dove si trova questa cosa qui?
E poi non sarebbe meglio lasciare le cose prima che si deteriorino?
Non dico solo in questa situazione, proprio in generale.
Io ho piu' o meno sempre fatto cosi', me ne sono andata quando cominciava a girare male, ma dice che crescere vuol anche dire rimanere.
E vediamo di imparare a rimanere allora.
venerdì 4 aprile 2008
una storia di tante storie
Era una sera d'inizio estate di diversi anni fa e l'avevamo passata quasi tutta all'aperto a bere, a
chiaccherare e ascoltare musica con l'amico chitarrista piombato all'improvviso dall'Irlanda. Verso la fine lui disse che avrebbe voluto andare in un certo locale sui Navigli a incontrare un'altra amica di Milano, cosi' alcuni andarono via, ma io lo seguii. Era un tale piacere averlo vicino per una volta che tornare gia' a casa sembrava un peccato. E poi si stava talmente bene fuori. Di quella serata ricordo soprattutto questo, che l'aria era nuova dopo il lungo inverno e che mi sentivo un po' osservata dalla sua amica. Parlammo per pochi minuti e sapevo che in qualche modo mi stava esaminando, ma stranamente la cosa non mi infastidiva perche' di cose in comune pareva ne avessimo diverse e quello avrebbe potuto anche essere magari l'inizio di una bella amicizia da parte mia. Ma come spesso accade in questi casi, non se ne fece nulla e ci perdemmo di vista. Passarono diversi mesi e arrivo' il giorno della discussione della mia tesi. Una sorta di fantasma si aggirava per i corridoi della Statale in preda all'ansia, era lei, la riconobbi subito. Ci laureavamo lo stesso giorno, a distanza di pochi minuti, con una tesi piuttosto simile. Noi due diverse come il giorno e la notte: io con uno stuolo di parenti e amici rumorosi da ogni dove e lei da sola con sua madre, pallida e silenziosa. Ci scambiammo forse un in bocca al lupo distratto nella concitazione del momento e ci perdemmo di vista un'altra volta. Dopo alcuni mesi, in un altro momento piuttosto cruciale per me, al colloquio per il mio primo lavoro dopo la laurea, la incontrai un'altra volta e a quel punto fu tecnicamente impossibile evitarci. Non conoscevamo nessuno e, entrambe spaesate familiarizzammo subito fra noi.
Per quel lavoro poi fummo prese entrambe e nacque una grandissima amicizia, di quelle in cui ti specchi nell'altra persona e soffri per lei e sei felice per lei e ti arrabbi quando sbaglia e poi ci sta male, ma ti rendi conto che i suoi difetti e la sua follia sono proprio il suo bello. Ci siamo viste quasi tutti i giorni per un paio d'anni o piu', finche' io non mi sono trasferita qui.
Un pomeriggio, dopo essere andate a vedere una mostra, la invitai da me. Ci facemmo un te' e le mostrai le foto di quando vivevo in Spagna anni prima. Anche lei aveva studiato li', un anno prima di me e proprio li' entrambe avevamo conosciuto il famoso amico irlandese che ci aveva presentato. Guardavamo una sua foto venuta male quando la vidi trasalire e non capii. Nella foto si vedeva solo lui da lontano che cantava e suonava sotto al solito arco vicino alla cattedrale e in primo piano due sconosciuti di spalle. Uno dei due sconosciuti era lei. Non sapeva nemmeno quando l'avessi scattata quella foto, ma riconobbe le sue scarpe. La faccenda non mi convinse molto, quelle scarpe ce le ha un sacco di gente, mi ricorderei di te, poi quella era una sera speciale l'ultima a Santiago, ce l'ho impressa nella mente come un film, tu non hai idea ogni particolare, mi ricorderei di te!
A quel punto sorrise e mi indico' i suoi piedi. Indossava proprio quelle stesse scarpe, credo le abbia ancora.
Quando si ha l'impressione di conoscersi da sempre.
giovedì 3 aprile 2008
parliamone
Avete mai provato ad avere un'amica bella? Ma bella bella che potresti pensare che fa l'attrice o la modella. Ecco io da un po' di tempo ce l'ho un'amica cosi', per di piu' una bellezza molto nordica, per niente 'italiana' che a me sembra molto esotica, ma qui credo sia abbastanza comune. Mi interrogavo su quanto la sua bellezza influisca sul nostro rapporto e tutto quello che dice. Ci conosciamo oramai da piu' di un anno, ma non abbiamo ancora un rapporto davvero profondo per cui porto esempi superficialissimi. Quando si va insieme a far shopping e chiede duecento volte come sto? pur sapendo - ma si, secondo me lo sa - che le sta tutto bene, anche le cose piu' ridicole e non capisci se scherza. Quando le dici che vuoi metterti a dieta e per farti capire di sentirsi normale esattamente come te comincia a raccontarti di quanto sia felice di aver recuperato la sua forma (recuperato?) e di aver perso ben 4 grammi su per giu' - hey, look at me!- uscendo dal lavoro alle 17.30, tornando a casa giusto un minuto, preparando la merenda, mettendo i bambini in macchina, portandoli dalla bay sitter, facendo due ore di yoga, aerobica, acqua gym, idromassaggio, sauna, una doccia al volo, recuperando i bambini dalla baby sitter, tornando a casa, preparando la cena, mettendo tutti a letto e preparandosi per il giorno dopo. E tu hai solo ascoltato, ma ti senti gia' inspiegabilmente stremata. Non mi prendete per invidiosa o gelosa, e' solo una di quelle cose che si pensano sotto sotto ma non si dovrebbero dire. Sono un'esteta io, mi fa solo piacere vedere tanta armonia intorno a me, pero' bisogna ammettere che il fatto che sia bella, molto piu' degli altri, cambia lievemente il valore di quello che le esce dalla bocca, come se passasse spesso in secondo piano. Quando cerca di fare delle battute simpatiche soprattutto, non le viene perdonato nulla. Forse l'umorismo e la bellezza sono davvero difficili da coniugare. Ma quanto e' banale questa cosa che ho appena scritto? Che vergogna, i luoghi comuni piu' beceri...pero' e' un po' vero. O no? Vero e sbagliato dico, che sempre di una piccola discriminazione si tratta.
mercoledì 2 aprile 2008
il tipo vestito da statua della liberta'
La prossima volta che avro' voglia di lamentarmi per il mio lavoro prima cerchero' di pensare al tipo travestito da statua della liberta' che vedo tutti i giorni sul marciapiede mentre fa la pubblicita' dell'autolavaggio all'angolo. E sorride e si sbraccia anche. Tutto il tempo.
Passasse mai il capo.
martedì 1 aprile 2008
april fool's day
Conosco un pesciolino
Che a forza di nuotare
Scoprì d’esser vicino
A dove dorme il mare
E il mare è così grande
La notte così scura
Non puoi contar le onde
E mette un po’ paura
Però quel pesciolino
Raccolse il suo coraggio
E quando fu mattino
Riprese il lungo viaggio...
G. Quarzo
lunedì 31 marzo 2008
il kit dell'elettore
Mi e' finalmente arrivato il kit dell'elettore italiano all'estero. A dire il vero mi ha fatto un po' emozionare vedere le schede. Mi e' venuta in mente la scuola elementare dove andavo a votare nel segreto della cabina elettorale e ora e' stranissimo vedere quelle stesse schede giacere per giorni nella cucina della mia casa dall'altra parte del mondo.
Comunque, il meccanismo e' semplicissimo e votero', si' perche' capisco tutte le perplessita' sulla situazione politica italiana e il senso di ingiustizia che ne deriva, ma per me, nonostante tutto, non votare non e' un'ipotesi contemplata.
Ho ricevuto qualche giorno fa anche il volantino del candidato locale de Il Popolo delle Liberta'. Evidentemente non devo essere riuscita a seminarli. Berlusconi presidente leggo sul simbolo e mi vengono i brividi. Poi leggo meglio e mi sento subito rassicurata. Il candidato in questione ha una moglie e ben due figlie che valgono per quattro, Giulia Nicoletta e Pamela Rosalinda, e si interessa di musica e sport. Perbacco. Scopro anno per anno quello che ha fatto dal diploma in poi. E' un elenco lunghissimo e dettagliato. Scopro che e' per la politica del fare. Dice che bisogna credere in quello che si fa e portare avanti le richieste degli elettori non, cito testualmente, per conservare la 'poltrona' ma per il bene comune. Alla fine uno dei suoi aforismi fra virgolette "Non bisogna essere soltanto Bravi, Bisogna essere i Migliori". Firmato. In conclusione, come se si fosse quasi dimenticato questo dettaglio insignificante, finalmente il programma del suo partito.
Titolo: "Il programma del PDL. Sette Missioni per il Futuro"
1. Rilanciare lo sviluppo [si, ma come?]
2. Sostenere la famiglia [si, ma come?]
3. Piu' sicurezza piu' giustizia [voglio vedere chi dice di no]
4. I servizi ai cittadini [quali? come?]
5. Il sud [si, il sud e anche il nord e il centro, che scoperta]
6. Il federalismo [si o no?]
7. Un piano straordinario per la finanza pubblica [ci sono, non lo spiega perche' un piano segreto]
E con un programma cosi' come si potrebbe essere tentati di non votare?
sabato 29 marzo 2008
calvino e la spazzatura
In questi giorni sto leggendo anche un altro libro Le citta' invisibili di Calvino. I motivi per cui questo libro mi sta dando molto da riflettere sono diversi e mi riguardano molto da vicino. Il tema del viaggio, della scoperta, dell'essere straniero, del non avere padronanza completa di una lingua, per esempio. Pero' quando sono arrivata alla descrizione della citta' di Leonia, sono rimasta sconcertata dalla sua attualita'. Leonia e' la Napoli di oggi senza dubbio e questo libro e' stato pubblicato nel '72 e scritto diversi anni prima. Il problema della spazzatura e delle mozzarelle a Napoli e' tremendo in generale, ma da fuori forse ancora di piu'. Dover sentire qui che le mucche pascolano nella spazzatura e molto altro ancora, scaturisce un moto di rabbia perfino superiore a quello che si prova sentendo le stesse cose in Italia. Ci si sente vittime di un grande malinteso, ma del resto e' difficile tentare una difesa: queste sono le notizie e le immagini che arrivano e tutto il mondo le sta giudicando per quello che appaiono mentre i responsabili sono ancora li' inchiodati alle loro luride poltrone.
"Sui marciapiedi, avviluppati in tersi sacchi di plastica, i resti della Leonia d'ieri aspettano il carro dello spazzaturaio. Non solo tubi di dentifricio schiacciati, lampadine fulminate, giornali, contenitori, materiali d'imballaggio, ma anche scaldabagni, enciclopedie, pianoforti, servizi di porcellana: più che dalle cose che ogni giorno vengono fabbricate vendute comprate, l'opulenza di Leonia si misura dalle cose che ogni giorno vengono buttate via per far posto alle nuove. Tanto che ci si chiede se la vera passione di Leonia sia davvero, come dicono, il godere delle cose nuove e diverse, o non piuttosto l'espellere, l'allontanare da sé, il mondarsi d'una ricorrente impurità.
Certo è che gli spazzaturai sono accolti come angeli, e il loro compito di rimuovere i resti dell'esistenza di ieri è circondato d'un rispetto silenzioso, come un rito che ispira devozione, o forse solo perché una volta buttata via la roba nessuno vuole più averci da pensare.
Dove portino ogni giorno il loro carico gli spazzaturai nessuno se lo chiede: fuori della città, certo; ma ogni anno la città s'espande, e gli immondezzai devono arretrare più lontano; l'imponenza del gettito aumenta e le cataste s'innalzano, si stratificano, si dispiegano su un perimetro più vasto.
[...] Il risultato è questo: che più Leonia espelle roba più ne accumula; le squame del suo passato si saldano in una corazza che non si può togliere; rinnovandosi ogni giorno la città conserva tutta se stessa nella sola forma definitiva: quella delle spazzature d'ieri che s'ammucchiano sulle spazzature dell'altroieri e di tutti i suoi giorni e anni e lustri.
Il pattume di Leonia a poco a poco invaderebbe il mondo, se sullo sterminato immondezzaio non stessero premendo, al di là dell'estremo crinale, immondezzai d'altre città, che anch'esse respingono lontano da sé montagne di rifiuti.
Forse il mondo intero, oltre i confini di Leonia, è ricoperto da crateri di spazzatura, ognuno con al centro una metropoli in eruzione ininterrotta.
I confini tra le città estranee e nemiche sono bastioni infetti in cui i detriti dell'una e dell'altra si puntellano a vicenda, si sovrastano, si mescolano.
Più ne cresce l'altezza, più incombe il pericolo delle frane: basta che un barattolo, un vecchio pneumatico, un fiasco spogliato rotoli dalla parte di Leonia ed una valanga di scarpe spaiate, calendari d'anni trascorsi, fiori secchi, sommergerà la città nel proprio passato che invano tentava di respingere, mescolato con quello delle città limitrofe, finalmente monde: un cataclisma spianerà la sordida catena montuosa, cancellerà ogni traccia della metropoli sempre vestita a nuovo.
Già dalle città vicine sono pronti coi rulli compressori per spianare il suolo, estendersi nel nuovo territorio, ingrandire se stesse, allontanare i nuovi immondezzai". Tratto da "Le città invisibili" di Italo Calvino.
venerdì 28 marzo 2008
e poi c'e' tutto il discorso della traduzione dei gesti
Quando sono arrivata qui, una delle piu' grandi difficolta' fra quelle inaspettate, e' stata orientarmi nella selva dei codici sociali. Mentre in Italia, ero abituata ovviamente a quello che viene considerato educato o scherzoso, qui mi sembrava tutto diverso. Ne e' nata una grande diffidenza, purtroppo. Anche perche' si ha a che fare con tantissimi codici: quello che e' gentile per un asiatico potrebbe non esserlo per un americano o un africano. Si', e' inutile come sempre che facciamo finta che non sia vero: non voglio generalizzare in senso negativo, ma ogni cultura ha i suoi codici, i suoi gesti, i suoi modi di fare, non c'e' nulla di male. Mi sembra giusto e rispettoso cercare di capirli per non offendere mai nessuno.
Gli spagnoli la prima volta che li conosci, ti baciano sulle guance e ti dicono "